Illusioni e fenomeni nati dopo Euro 2012: il pallone polacco si sta sgonfiando

Illusioni e fenomeni nati dopo Euro 2012: il pallone polacco si sta sgonfiando

La tigre dell’economia europea doveva diventare il crack del calcio o almeno così sembrava fino a qualche anno fa. Parliamo ovviamente del calcio polacco, la cui parabola viene rappresentata alla perfezione dalla carriera di Bartosz Kapustka. Cosa ha lasciato in eredità Euro 2012 a parte le due tamarissime mascotte Slavek e Slavko?

La carriera calcistica di Kapustka, traducibile con cavolo, nome omen ,può rappresentare alla perfezione l’andamento del movimento calcistico polacco. Se ricordate, c’era una volta tanto tempo fa la favola del Leicester di Claudio Ranieri che vinse a sorpresa la Premier League coronando un’annata straordinaria e forse irrepetibile. Così le fox inglesi, da detentrici del titolo, andarono a giocarsi la Champions League e tra i vari rinforzi per affrontare la massima competizione europea per club individuarono un giovane centrocampista polacco che ben si era comportano in patria, dove aveva già difeso i colori dell’Hutnik Krakow, la squadra di Nowa Huta, e del Cracovia. Il Leicester quell’anno vinse il campionato e la nazionale polacca andava agli Europei dove ben si comportò, uscendo ai quarti, ai rigori, contro il Portogallo. squadra che si aggiudicò il torneo. Il calcio polacco era sugli scudi e tutto sembrava andare a gonfie vele, il domani sembrava essere un qualcosa di meraviglioso., ma la realtà ci ha mostra ben altra cosa–. Kaupstka non sfondò affatto in Premier e venne mandato a giocare nel meno prestigioso campionato belga prima di essere rimpatriato al Legia Warszawa.

 

Le illusioni della Seria A- Milik, Piątek e Zieliński. La serie A come diversi campionati si preparò ad accogliere i calciatori polacchi.  Bartosz Salamon fece un po’ da apripista, seguì il solco tracciato da  Koźmiński e arrivò nel Milan, senza riuscire quasi mai a giocare.  Szczęsny  raccolse parzialmente l’eredità di Dudek, grande portiere polacco che, a differenza sua riuscì però a vincere una Champions League in carriera con la maglia del Liverpool, in finale contro il Milan.  Szczęsny  tra l’altro dichiarò una volta di essere il più forte portiere del mondo, o qualcosa del genere, perché come 12emo aveva avuto Allison e Buffon…Ma le illusioni, come i sogni si spegno all’alba. Piątek su tutti. Il bomber arrivato dal freddo si scongelò velocemente in Liguria e con la maglia del Genoa cominciò a segnare a raffica prima di trasferirsi nella sessione di calciomercato invernale al Milan. In rosso nero farà bene nella seconda metà del campionato prima di essere accantonato nella valigia dei ricordi. Infatti l’anno seguente Piątek, il cui padre affermava che il Milan doveva attrezzare la squadra al livello di suo figlio (…) decise di sfidare la maledizione della maglia numero 9 rossonera. Inutile dire che sappiamo tutti come andò a finire. Ora gioca all’Herta Berlino e sembra di nuovo essersi ibernato visto le prestazioni offerte in Bundenlsliga.

Arkadiusz Milik doveva essere l’uomo nuovo, l’eroe dell’era dell’aquario azzurra, l’erede di Higuain al Napoli e così è stato, almeno per le imprecazioni che i tifosi partenopei gli hanno rivolto al momento dell’addio dopo aver passato metà stagione fuori rosa. Più infortunato che in campo, i suoi gol li ha fatti, e ora se ne è andato a giocare a Marsiglia. In nazionale è sì chiuso dal totem sacro Lewandowski ma in pratica Piątek e Milik si sono rivelati due Ciccio Kaputo, dove la lettera K fa la differenza, portando i nostri club a investire su bomber che arrivano da troppo lontano per poter aggiungere il gotha del calcio. Un discorso a parte lo merita Zieliński, eterno incompiuto del mondo del pallone, sospeso tra campione e bidone. Dribbling sontuoso e tiro velenoso sono le sue armi vincenti che però si accompagnano a una discontinuità a dir poco imbarazzante e ad un aiuto in fase difensiva praticamente inesistente.

Il triumvirato d’oro– Togliendo Klose, Podolski (che hanno scelto di giocare con un’altra nazionale) e Lewandowski, uno dei migliori bomber in circolazione, il prodotto calcio, in riva alla Vistola, al Bug e all’Oder è andato  via via sgonfiandosi. Il movimento calcistico polacco riuscì a trarre sicuramente un enorme beneficio dall’organizzazione degli Europei, insieme all’Ucraina nel 2012 ma, quasi dieci anni dopo, tutto sembra andare scemando verso un triste tramonto. Il mondiale russo del 2018, dove la nazionale ha sfigurato riuscendo a fallire in un girone che la vedeva impegnata con Colombia, Senegal e Giappone potrebbe essere stato il canto del cigno del calcio polacco che ha attualmente accantonato gli allenatori autarchici per affidarsi alle cure di Paulo Sousa, un allenatore che a Firenze e a Bordeaux sembrano non ricordare proprio.

I club e la Champions –  Platini volle allargare la Champions per portare il grande calcio in tutta Europa ma, almeno, per quanto riguarda la Polonia, l’esperimento è quasi fallito. Hanno partecipato il Legia Warszawa e il Wisla Krakow, 10 volte la prima, sette la seconda, senza davvero lasciare il segno. Non che le cose siano andate meglio nella competizione minore, l’Europa League, dove si ricordano più gli incidenti avuti con le tifoserie italiane che i risultati.

 

In pratica il flusso di denaro portato in casa da Euro 2012 ha dopato il pallone polacco, gonfiandolo a dismisura, creando una bolla che, attualmente, si sta sgonfiando e  la scelta stessa di ricorrere ad un allenatore straniero sembra più il voler mettere una pezza, un voler tornare indietro alle naturalizzazioni un po’ troppo libere di qualche tempo fa. Chi ricorda Olisadebe e Guerreiro? Sarebbe stato più utile dare una scossa interna al movimento, guardarsi allo specchio, e ripartire da un buon portiere e da un ottimo attaccante.  In fondo, Vicini, diceva che le nazionali si formavano così. Nel frattempo Slavek e Slavko saranno tornati a fare squat?

 

Fabio Izzo

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