Storia della Champions League: La Juventus di Lippi (1994-1997)

Storia della Champions League: La Juventus di Lippi (1994-1997)

di Mark Menozzi

Il cambiamento iniziato nel 1991, continua in Champions League. I gironi vengono spostati nella fase iniziale, ponendo fine ai vecchi turni di apertura, ricchi di goleade, per lasciar posto ad un maggiore equilibrio. Se da un lato meramente commerciale la scelta è azzeccata, da quello sportivo può essere discutibile lasciare fuori dal grande circo una larga fetta delle realtà continentali, condannandole ad un sempre più marcato ruolo di Cenerentole, e senza nemmeno il sogno di un ballo alla corte del Principe Azzurro. E ben presto si assisterà ad un altro passo in quella direzione, ovvero l’ammissione di più squadre per Nazione.

1994-1995 AJAX


Figura 1 A metà degli Anni 90 la Juventus è padrona in Europa

Gli anni appena trascorsi sono stati dominati da Milan, Barcellona e Olympique Marsiglia, le squadre più forti del continente. Il Marsiglia si è autoeliminanto, cadendo nella rete della corruzione. Catalani e rossoneri sono ancora sulla breccia, ma dopo un lungo ciclo vincente, hanno ormai tirato la corda, in questa stagione cederanno lo scettro in patria agli eterni rivali di Real Madrid e Juventus.
Regolamento rivoluzionato. Si parte con quattro gironi da quattro, otto già qualificate: Milan detentore, Ajax, Anderlecht, Bayern Monaco, Barcellona, Benfica, Manchester United e Spartak Mosca. Ciò in base al Ranking UEFA, ovvero un valore calcolato dal rendimento numerico (tramite specifici parametri) di tutti i club nelle Coppe, Nazione per Nazione.
Dagli spareggi arrivano altre otto squadre: AEK Atene, Casinò Salisburgo, Dynamo Kiev, IFK Göteborg, Galatassaray, Hajduk Spalato, Paris St Germain e Steaua Bucarest.

Fase a gironi.
Il Girone A è composto da Barcellona, IFK Göteborg, Galatassaray e Manchester United.
Subito catalani e inglesi partono dai blocchi affossando svedesi e turchi, e pare tutto già deciso. Ma già alla seconda giornata il Galatassaray inchioda il Manchester United sullo 0-0, e il Göteborg batte il Barcellona 2-1 con reti di Erlingmark e Blomqvist (che verrà in Italia). Gli svedesi un poco a sorpresa prendono la vetta del gruppo il turno dopo e la tengono fino alla fine. Il Barcellona arpiona la seconda piazza battendo lo United 4-0 al Camp Nou con Romario e Stoichkov sugli scudi.
Il Girone B è composto da Bayern Monaco, Dynamo Kiev, Paris St Germain e Spartak Mosca.
I favoriti sarebbero i tedeschi, che Giovanni Trapattoni ha ricondotto alla vittoria in Bundesliga dopo qualche anno di magra. A prendere lo steccato è però il PSG, trascinato dai brasiliani Raì e Valdo, e dal bomber della Liberia George Weah, un fuoriclasse. Chiuderanno a punteggio pieno con dodici punti, dodici gol fatti e tre subiti. Il Bayern arriva secondo con qualche leggero patema, respingendo l’assalto dello Spartak con un doppio pareggio negli scontri diretti.
Il Girone C è composto da Anderlecht, Benfica, Hajduk Spalato e Steaua Bucarest.
Il Benfica è regolare come un orologio. Tre vittorie interne, e tre pareggi in trasferta, nove punti e primo posto raggiunto senza troppi problemi. Isaias e João Pinto trainano i lusitani, e l’esperto Caniggia segna con regolarità. Alle spalle delle Aquile si piazzano i croati dell’Hajduk, che nonostante un clamoroso 1-4 interno all’ultima giornata passano.
Il Girone D è composto da AEK Atene, Ajax, Casinò Salisburgo e Milan.
Anche se un poco logori i rossoneri sono favoriti netti. Ma già alla prima giornata risveglio brusco. Ad Amsterdam l’Ajax li batte 2-0 (Ronald De Boer e Litmanen le reti), ma soprattutto li sovrasta nel ritmo e nel gioco. Alla seconda giornata il Milan affronta a San Siro il Casinò Salisburgo. Deve vincere per rilanciarsi, e lo fa per 2-0. Ma il portiere austriaco Otto Konrad viene colpito alla testa da una bottiglietta. Da lì segue un po’ di sceneggiata, ma alla fine il Milan viene penalizzato. Due ultime partite casalinghe da giocare in campo neutro, vittoria confermata ma due punti di penalizzazione. Rossoneri che giocano le altre due partite in casa al Nereo Rocco di Trieste, dove battono l’AEK Atene, ma perdono ancora 0-2 con l’Ajax, che vince il girone in carrozza (dieci punti). Il Milan acchiappa il secondo posto espugnando Salisburgo con una rete di Massaro.

Figura 2 Il liberiano George Weah, primo africano a vincere il Pallone d’Oro

I quarti sono composti a griglia incrociata in base ai gironi. Prima A contro seconda B, prima B contro seconda A e via dicendo.
Il Bayern Monaco del Trap passa con la regola delle reti in trasferta contro l’IFK Göteborg. 0-0 in Baviera, poi 2-2 in Svezia.
Il Barcellona è a fine corsa di un ciclo. Pareggia 1-1 in casa con il Paris St Germain. Ma in Francia dopo il gol di Bakero, Raì e Guérin fissano il 2-1 che porta avanti i parigini.
L’Ajax continua la sua marcia sicura. 0-0 in Croazia contro l’Hajduk Spalato, poi 3-0 in casa, con rete di Nwanku Kanu, giovane attaccante nigeriano, e doppietta di Ronald De Boer.
Il Milan in primavera arriva più tonico, e mostra che non vuole abdicare. In casa al Benfica è 2-0 con doppietta nel finale di Marco Simone, e un saggio 0-0 in Portogallo significa semifinali.

Le semifinali vedono una notevole dimostrazione di forza dell’Ajax. Dopo uno 0-0 in Germania nel ritorno scatenano la forza offensiva. Doppietta di Litmanen, reti di Finidi George, Ronald De Boer e Overmars, fissano un 5-2 (per il Bayern segnano Witeczek e Scholl su rigore) che riporta i biancorossi di Amsterdam in finale dopo ventitré anni.
Il Milan non parte favorito col PSG, ma a Parigi imposta una partita perfetta. George Weah impazza (e infatti il Milan lo acquisterà pochi mesi dopo), ma la difesa regge, e un minuto dopo il novantesimo Boban segna. Qualificazione inclinata verso la Lombardia, e nel ritorno Savicević è in serata e lo dimostra con una perentoria doppietta.

La finale si gioca a Vienna, nell’Ernst Happel Stadion, il 24 maggio del 1995.
Per la prima volta si affrontano in finale due squadre che si sono già incontrate in stagione in Coppa.

L’Ajax in autunno ha vinto entrambe le sfida per 2-0. È una squadra che segue i dogmi tipici di quel club storico. Molti talenti fatti in casa, gioco a zona a tutto campo e un tecnico innovatore e conservatore allo stesso tempo. Luis Van Gaal è l’allenatore emergente, che sarà protagonista per tre decenni in Europa e nel Mondo, faccia da duro ma tante idee. Il suo Ajax gioca un 4-3-3, che poi è in realtà un 3-4-3, che può divenire un 4-2-4… insomma solo numeri, ma tanto movimento ed eclettismo. In porta Edwin Van der Sar. Davanti a destra Michael Reiziger, in mezzo Danny Blind e a sinistra Frank De Boer (gemello di Ronald). Quindi difesa a tre, ma il magisterio tecnico di Frank Rijkaard, il grande ex alla partita di addio al calcio, gli consente di essere mediano e centrale allo stesso tempo. Due mezzali formidabili come Clarence Seedorf, un miscuglio esplosivo di tecnica e forza, ed Edgar Davids, dinamo inesauribile. Il finlandese Jari Litmanen agisce da trequarti, ma in realtà è il vero bomber della squadra, poiché il “nove” è Ronald De Boer, che nasce centrocampista. Sulle ali a destra il nigeriano Finidi George e a sinistra Marc Overmars, due frecce.
Il Milan è squadra esperta. Fabio Capello può contare sui suoi vecchi draghi, che raramente sbagliano nelle grandi occasioni. In porta Rossi, difesa a quattro con Panucci, Costacurta, Franco Baresi e Paolo Maldini. A centrocampo Albertini in regia, Desailly a recuperare palla, e sui lati Donadoni e Boban, col croato che può svariare. In avanti Simone e Massaro. Assente Dejan Savicević, e la sua mancanza peserà.
La doppia vittoria dei gironi non conta, è una finale, e infatti l’Ajax non è quello che ha seppellito il Milan in autunno, e soprattutto i rossoneri sono maestri di questa Coppa. La sfida attesa come scoppiettante non decolla. L’Ajax non riesce ad imporre il suo ritmo, mancando in alcuni uomini chiave come Litmanen e Overmars. Il Milan controlla e riparte, ma non passa. Davanti a lui c’è Frank Rijkaard, che nel suo saluto al calcio gioca in modo spettacolare, chiude, riparte, è difensore, mediano e regista, tutto ad un ritmo formidabile, con una classe da leggenda. Van Gaal non è timido, tira fuori Seedorf e Litmanen e mette dentro Kanu e Patrick Kluivert, due giovani attaccanti appena ventenni. A cinque dalla fine Rijkaard sale, e con un tocco preciso lancia in aerea Kluivert, che batte Rossi. Partita chiusa. L’Ajax ritorna ad alzare la Coppa dai tempi di Cruyff. Per il Milan un canto del cigno amaro. Il ciclo è finito, ma in pochi anni sapranno ritornare competitivi. Ma a quella formidabile squadra va un ringraziamento da ogni tifoso italiano, di qualsiasi tifoseria sia.
Quarta Champions League per l’Ajax

FINALE 1995
AJAX – MILAN 1-0 (Vienna, Ernst Happel Stadion, 24/5/1995)
Ajax: Van der Sar, Reiziger, F. De Boer, Rijkaard, Blind, Seedorf (), Finidi, Davids, R. De Boer, Litmanen (), Overmars All.re: Luis Van Gaal
Milan: Rossi, Panucci, P. Maldini, Desailly, Costacurta, F. Baresi, Donadoni, Albertini, Simone, Boban, Massaro. All.re: Fabio Capello.
Arbitro: Ion Crăciunescu (Romania)
Marcatore: 85’ Kluivert

Figura 3 Il campione finlandese Jari Litmanen bomber dell’Ajax

FOCUS: JARI LITMANEN
Jari Olavi Litmanen è stato senza dubbio il più grande giocatore finlandese di sempre. Esordisce a solo sedici anni nel Reipas Lahti e dopo un passaggio nel HJK, a solo venti anni è acquistato dall’Ajax, club abile come pochi a scovare talenti ovunque.
E lui talento lo è di certo. Tecnico e rapido nell’esecuzione, nasce come attaccante, ma può essere anche una mezz’ala, non mancandogli doti polmonari e tattiche. Van Gaal se lo inventa come vertice alto di un fittizio rombo a centrocampo, in realtà è lui il reale centravanti. Decisivo nella conquista della Champions League 1994-1995, fallisce proprio la partita decisiva, ma i suoi compagni rimediano, e alza la Coppa. L’anno dopo è ancora migliore, e tornato in finale questa volta gioca alla grande, segna e realizza anche un rigore nella serie finale, ma la Coppa non viene questa volta.
Dopo l’Ajax gioca in altri grandi club come Barcellona e Liverpool, e pur segnando e giocando a tratti molto bene, non ripete le stagioni dell’Ajax. Resta comunque un giocatore di altissimo livello.

CLASSIFICA MARCATORI

> 7 RETI
George Weah (Paris St Germain)
> 6 RETI
Jari Litmanen (Ajax)
> 4 RETI
Marco Simone (Milan)
Marcus Erlingmark (IFK Göteborg)

1995-1996 JUVENTUS

Nella stagione precedente in Italia, dopo nove anni era tornata a vincere lo Scudetto la Juventus, mentre in Spagna dopo quattro successi di fila del Barcellona, ritorna ad alzare la Liga il Real Madrid. Quindi una piccola rivoluzione (se si può usare questa parola parlando di Real e Juve…) che avrà i suoi riflessi in Coppa. Sulla carta l’Ajax è la squadra da battere, e in effetti pur con qualche cessione resta molto forte. Un paio di nomi nuovi da Germania e Inghilterra, con Borussia Dortmund, in ascesa, e Blackburn Rovers, che interrompono per un anno il dominio del Manchester United.
Formula invariata. Otto già nei gironi: Ajax detentore, poi Blackburn Rovers, Borussia Dortmund, Juventus, Nantes, Porto, Real Madrid e Spartak Mosca.
Dal turno di qualificazione arrivano altre otto squadre: Dynamo Kiev, Ferencvaros, Grasshopper, Legia Varsavia, Panathinaikos, Rangers Glasgow, Rosenborg e Steaua Bucarest.

Figura 4 Il condottiero bianconero Marcello Lippi

Fase a gironi. Da questa stagione la vittoria vale 3 punti e non più 2.
Il Girone A è composto da Aalborg (che ha sostituito all’ultimo la Dynamo Kiev), Nantes, Panathinaikos e Porto.
Il Panathinaikos nonostante la sconfitta all’esordio in Danimarca, vince il gruppo con undici punti. Il Nantes oscilla verso l’eliminazione ma balza al secondo posto battendo due volte l’Aalborg, mentre il Porto fa solo un punto nelle due sfide coi greci. Un 2-2 a Oporto con doppietta di Pedros, qualifica i francesi.
Il Girone B è composto da Blackburn Rovers, Legia Varsavia, Rosenborg e Spartak Mosca.
I russi dominano a mani basse. Punteggio pieno e qua e là qualche vittoria squillante, come il 4-2 in Norvegia col Rosenborg, che comunque qualcosa di buono mostra. Delusione totale per gli inglesi che chiudono ultimi, nonostante la presenza di Alan Shearer, uno dei migliori centravanti dell’epoca.

Figura 5 Alan Shearer era il miglior centravanti in Europa

Il Girone C è composto da Borussia Dortmund, Juventus, Rangers Glasgow e Steaua Bucarest.
La Juventus allenata dal moderno tecnico Marcello Lippi, esordisce a Dortmund, e lo fa in modo raggelente… 0-1 dopo quaranta secondi, con rete dell’ex Andreas Möller, in più priva di Vialli e Ravanelli, la coppia attaccante titolare. A toglierla dagli impicci l’ancora ventenne Alessandro Del Piero, un assist e un gol e partita ai bianconeri. Del Piero gioca un grande girone, è il periodo dei “Gol alla Del Piero”, tiri a girare dal vertice dell’area all’angolino opposto. La Juventus vince le prime quattro partite in carrozza, non solo è qualificata con due giornate di anticipo, ma anche prima. Si rilassa nelle ultime due partite, e ne profitta il Borussia Dortmund, che vincendo a Torino arriva al secondo posto.
Il Girone D è composto da Ajax, Ferencvaros, Grasshopper e Real Madrid.
Sulla carta olandesi e spagnoli non hanno avversari, data la non grande forza di ungheresi e svizzeri. Quindi qualificazione che si giocherà con le due vicinissime. Non proprio così vanno le cose. Nessun dubbio sulla qualificazione. Ma alla prima giornata un gol dopo un quarto d’ora di Overmars batte il Real Madrid, che non avvicina mai l’Ajax. Gli olandesi sfiorano il punteggio pieno, pareggiando solo 0-0 in Svizzera, espugnando però Madrid. Il Real Madrid arriva largamente secondo, ma non incanta. Lo fa invece Jari Litmanen, con assist e sei reti.

I quarti mantengono lo stesso formato.
Il Panathinaikos si sbarazza senza troppi patemi del Legia Varsavia. Dopo uno 0-0 in Polonia, a decidere proprio un attaccante polacco, Krysztof Warzycha con una doppietta, prima del 3-0 di Borrelli.
Lo Spartak Mosca che così aveva impressionato nei gironi, cade per mano del Nantes. 2-0 in Francia con reti di N’Doram e Ouédec. In Russia è 2-2, e Nantes che va in semifinale.
La sfida più prestigiosa è fra Juventus e Real Madrid. Al Santiago Bernabeu sfida equilibrata, poi lampo dell’ex-Juve Michael Laudrup che lancia il giovanissimo attaccante Raul, che fissa l’1-0 per i blancos. Al ritorno la Juventus smette l’abito della modestia e indossa l’armatura. Una punizione di Del Piero e una rete di Padovano ribaltano il risultato. All’ultimo secondo il Real sfiora il gol qualificazione, ma ad avanzare è la Juventus.
L’Ajax non fatica nemmeno troppo contro il Borussia Dortmund. 2-0 al Westfalenstadion con reti di Davids e Kluivert, seguito da un 1-0 in casa con rete di Musampa.

Le semifinali aprono con una sorpresa incredibile. Il Panathinaikos espugna Amsterdam. Dopo una partita ben giocata, bloccando il gioco arioso degli ajacidi, all’87’ Wazyrcha colpisce, e 1-0 esterno per i greci. L’Ajax però ristabilisce i valori già al quarto minuto della gara di ritorno con Litmanen. Solo nel quarto d’ora finale chiude il discorso ancora con il finlandese e Wooter. Dominio, ma campanello d’allarme.
La Juventus mette in cassaforte la qualificazione a Torino, all’andata, con un 2-0 firmato da Jugović e Vialli. In Francia segna ancora Vialli, smarcato da una rovesciata di Ciro Ferrara, e dopo il pareggio di Capron, lancia in gol Paulo Sousa con un sontuoso controllo di tacco. Nel finale il Nantes vince con reti di N’Doram e Renou, salva l’onore, ma in finale va la Juventus.

La finale si gioca a Roma, allo Stadio Olimpico, il 22 maggio 1996.
La Juventus ha riconquistato la leadership in Italia con un gioco moderno, merito del tecnico viareggino Marcello Lippi. Un 4-3-3 dinamico, che dispone di giocatori tecnici, fisici e dinamici allo stesso tempo. In porta Angelo Peruzzi. Davanti a lui un quartetto difensivo con Moreno Torricelli a destra, Ciro Ferrara e Pietro Vierchowod in mezzo, e Gianluca Pessotto sulla mancina. In regia a centrocampo l’elegante portoghese Paolo Sousa, con il dinamismo di Antonio Conte sulla mezz’ala e l’equilibrio garantito dal francese Didier Deschamps. In avanti un trio eccezionale, con Alessandro Del Piero, Gianluca Vialli e Fabrizio Ravanelli, che con un gran movimento garantisco gol ed equilibrio.

Figura 6 L’attacante Fabrizio Ravanelli della Juventus, decisivo nella vittoria finale

L’Ajax a fronte di qualche cessione estiva e assenza, era però favorito. In porta Van der Sar (che poi giocherà nella Juve), in difesa Silooy, Blind e Bogarde, con F. De Boer nel ruolo che fu di Rijkaard. Ronald De Boer a centrocampo con Davids (altro futuro bianconero), con Litmanen nel ruolo di trequartista goleador. Kanu centravanti con Finidi e Musampa (che sostituisce l’infortunato Overmars) sulle fasce.
Come detto Ajax di un poco favorito, ma la Juventus vuol fare sua questa Coppa per cancellare la terribile notte dell’Heysel. Subito attacca a testa bassa, e dopo tredici minuti Ravanelli approfitta di un’incertezza fra Franck De Boer e Van der Sar, arpiona la palla e la insacca in spaccata quasi dalla linea di fondo. La Juventus arremba, l’Ajax è schiacciato. Sulle fasce i terzini bianconeri spingono come pazzi, in particolare Torricelli a destra. Solo pochi anni prima giocava nei Dilettanti, e ora ara la fascia nella finale di Champions, con Van Gaal disperato che gli cambia avversario per metterlo in difficoltà, senza riuscirci. Ajax che barcolla, ma non molla. E al 41’ su una respinta difettosa di Peruzzi, Litmanen insacca il pareggio. Tre minuti dopo Conte deve uscire, sostituito da Jugović. La Juventus però non vacilla, e anche nella ripresa attacca in continuazione. Vialli è impreciso, Del Piero in non ottima serata, e si arriva ai supplementari. Anche nell’extra time bianconeri sugli scudi, ma l’1-1 permane fino al 120’.
Rigori.
Il primo ad andare è Davids. Peruzzi si fa perdonare l’incertezza sul gol di Litmanen e para. Seguono poi Ferrara, Pessotto e Padovano (dentro per Ravanelli) per la Juventus, e Litmanen e Scholten (entrato per Frank De Boer), tutti a segno. Il quarto rigorista per l’Ajax è Sonny Silooy, che Peruzzi neutralizza. Se il quarto rigorista della Juventus segna, è Champions League. Sul dischetto va Vladimir Jugović, che sorride sicuro. E non sbaglia.
La Juventus vince la sua seconda Champions League.

FINALE 1996
JUVENTUS – AJAX 1-1 dts (4-2 dcr) (Roma, Stadio Olimpico, 22/5/1996)
Juventus: Peruzzi, Torricelli, Pessotto, Paulo Sousa (dal 57’ Di Livio), Ferrara, Vierchowod, Conte (dal 44’ Jugović), Deschamps, Vialli, Del Piero, Ravanelli (dal 77’ Padovano). All.re: Marcello Lippi.
Ajax: Van der Sar, Silooy, Bogarde, F. De Boer (dal 69’ Scholten), Blind, R. De Boer (dal 91’Wooter), Finidi, Davids, Kanu, Litmanen, Musampa (dal 46’ Kluivert). All.re: Luis Van Gaal.
Arbitro: Manuel Diaz Vega (Spagna)
Marcatori: 13’ Ravanelli (J), 41’ Litmanen (A)
Sequenza rigori: Davids (A) 0-0, Ferrara (J) 1-0, Litmanen (A) 1-1, Pessotto (J) 2-1, Scholten (A) 2-2, Padovano (J) 3-2, Silooy (A) 3-2, Jugović (J) 4-2

Figura 7 La leggenda bianconera Alessandro Del Piero

FOCUS: ALESSANDRO DEL PIERO
Era appena ventunenne Alessandro Del Piero, la sera del 24 maggio 1996 quando, con la Juventus, alzò la Champions League. Sebbene avesse giocato male la finale, era stato importantissimo nel cammino di avvicinamento. In rete nelle prime cinque partite del girone, e poi nei quarti al Real Madrid. Quindi una leggera flessione, ma un’annata eccezionale. E pensare che era diventato titolare della Juventus solo l’anno prima.
Era arrivato da San Vendemiano, via Padova, in bianconero nel 1993, come il più brillante talento in circolazione del calcio italiano. Tifoso della Juve fin da bambino, quel ragazzo timido ed educato si inserì in punta di piedi nella Juventus, prima nella giovanili, poi nella prima squadra. Nella stagione 1994-1995, la Juventus tornò a vincere la Serie A dopo nove anni, aggiungendovi anche Coppa Italia e finale di Coppa UEFA. Lui partiva come rincalzo, ma entro la fine del Campionato aveva scalzato nientemeno che Roberto Baggio, ceduto poi al Milan.
Sebbene non di fisico poderoso, era forte sulle gambe, una seconda punta ideale, che segnava molto e aveva un’altissima velocità di esecuzione, come mostrò nel gol decisivo nella Coppa Intercontinentale contro il River Plate. Nel 1998 un gravissimo infortunio al ginocchio lo tenne lontano quasi un anno, e ne modificò, dopo un faticoso recupero le qualità. Meno scattante divenne un regista offensivo, che segnava sempre molto e serviva assist. Uno dei migliori specialisti nei calci di punizione della sua epoca.
Fu sempre fedele ai colori bianconeri, fino all’addio nel 2012. Idolo della tifoseria, capitano irrinunciabile, andò in Serie B dopo Calciopoli, e due anni dopo uscì fra l’ovazione del Santiago Bernabeu, per una doppietta clamorosa.

CLASSIFICA MARCATORI

> 9 RETI
Jari Litmanen (Ajax)
> 6 RETI
Alessandro Del Piero (Juventus)
Kryzstof Wazyrcha (Panathinaikos)
Raul (Real Madrid)
> 5 RETI
Fabrizio Ravanelli (Juventus)
Patrick Kluivert (Ajax)
Nicolas Ouédec (Nantes)
Yuriy Nikiforov (Spartak Mosca)

1996-1997 BORUSSIA DORTMUND

Con nuovi cambi regolamentari alle porte (allargamento a sei gironi iniziali, e più qualificate per nazioni) la Champions League 1996-1997 resta invariata. Eravamo al trionfo della Juventus a Roma, e i bianconeri restano favoriti, nonostante la dirigenza Giraudo-Moggi-Bettega (la famigerata Triade) abbia provveduto ad un pesante restyling, forse non del tutto giustificato. Ma il vecchio adagio “squadra che vince non si cambia” ha ceduto il passo a logiche commerciali. Dall’Italia viene anche il Milan, ritornato al titolo, e sempre accreditato, e poi attenzione al Manchester United e ancora all’Ajax.
Otto squadre direttamente ai gironi: Juventus detentrice, Ajax, Atletico Madrid, Auxerre, Borussia Dortmund, Manchester United, Milan e Porto.
Altre otto dal turno di qualificazione: Fenerbahçe, Grasshopper, IFK Göteborg, Rangers Glasgow, Rapid Vienna, Rosenborg, Steaua Bucarest e Widzew Łodz.

Fase a gironi.
Il Girone A è composto da: Ajax, Auxerre, Grasshopper e Rangers Glasgow. L’Ajax mette subito il turbo e sconfigge l’Auxerre, suo rivale più accreditato, ma il turno dopo inciampa nel Grasshopper, che batte anche l’Auxerre. Si prospetta una sfida a tre, ma gli svizzeri gettano alle ortiche tutto facendosi battere dai Rangers. Alla fine Ajax e Auxerre appaiati a dodici punti, e francesi primi per via dello scontro diretto.
Il Girone B è composto da: Atletico Madrid, Borussia Dortmund, Steaua Bucarest e Widzew Łodz. Favoritissimi tedeschi e spagnoli partono subito con due vittorie, prima del doppio scontro diretto. Il Borussia prende lo steccato espugnando il Vicente Calderon con una rete di Reuter. L’Atletico ricambia il favore con un 2-1 al Westfalenstadion, con Pantić decisivo. Alla fine tredici punti a testa e Atletico Madrid primo.
Il Girone C è composto da: Fenerbahçe, Juventus, Manchester United e Rapid Vienna. Nonostante parecchi volti nuovi la Juve parte forte, e proprio uno dei nuovi, Alen Bokšić, segna le reti decisive contro il Manchester United e a Istanbul. Dopo un sorprendente pareggio a Vienna, i bianconeri riprendono lo loro marcia con tre vittorie, fra cui brilla un 1-0 all’Old Trafford, firmato da Del Piero. Secondo il Manchester United che tiene la volata col Fenerbahçe.

Figura 8 Un vero fuoriclasse Ryan Giggs, gallese dello United

Il Girone D è composto da: IFK Göteborg, Milan, Porto e Rosenborg. Il Milan è l’ovvio favorito, insieme al Porto, ma che non sia una buona annata lo si vede già all’esordio a San Siro, proprio contro i lusitani. Per due volte in vantaggio i rossoneri si faranno rimontare da Artur e Jardel, prima che il centravanti brasiliano firmi il 3-2 per i Dragoni. Il Porto vincerà il girone con sedici punti. Il Milan riesce faticosamente a restare a galla, e arriva all’ultima giornata a sette punti, più uno sul Rosenborg che insegue. Il club di Trondheim è una compagine fisica e aggressiva, spina dorsale della buona nazionale di Norvegia di quel periodo. Al Milan basta comunque pareggiare, ma le reti di Brattbak ed Heggem (dopo il momentaneo pareggio di Desailly) sanciscono un’eliminazione clamorosa.

In primavera ecco i quarti.
Il Borussia Dortmund mette un’ipoteca sul passaggio del turno con un 3-1 in casa all’andata. I tedeschi sono un club esperto, e lo dimostrano gestendo il ritorno in Francia, dove anzi vincono con una rete del talentino Lars Ricken.
Fra Ajax e Atletico Madrid si assiste ad una sfida equilibrata. Un doppio 1-1 porta ai supplementari in Spagna. Al 100’ Dani segna per i Lancieri, ma Pantić pareggia cinque minuti dopo. La regola dei gol in trasferta premia gli olandesi, quindi Atletico sbilanciato, infilato ad un minuto dalla fine da Babangida, sostituto di Finidi e nigeriano come lui.
Il Manchester United regola il Porto all’andata in casa, con un netto 4-0, trascinato da Cantona e Giggs. 0-0 in Portogallo.
La Juventus ha schivato il derby col Milan, e sottovaluta il Rosenborg, che si dimostra la rivelazione dell’anno. In Norvegia Vieri acchiappa il pareggio, e a Torino partita dura, risolta solo nel finale da un rigore di Nicola Amoruso dopo il vantaggio di Zidane.

Le semifinali mettono sulla carta due sfide molto equilibrate, ma che alla fine pendono nettamente per una delle due contendenti. Il Borussia Dortmund vince 1-0 entrambe le gare. In casa è pieno di assenze, regge e passa con un gol di Tretschok nel finale. A Manchester lo United è pronto all’arrembaggio, ma un gol lampo di Ricken chiude tutto subito.
La ripetizione della finale, è più squilibrata del previsto. La Juventus domina. Ad Amsterdam schiaccia l’Ajax, vince 2-1, risultato fin deludente. Al ritorno è 4-1, e passerella bianconera.

La finale si gioca a Monaco di Baviera, all’Olympiastadion, il 28 maggio 1997.
Sulla carta la Juventus è nettamente favorita, e questo quando si parla dei bianconeri, non è mai un bene. Qualcuno ripropone l’esempio dell’Amburgo, altra tedesca…

Figura 8 Tecnica è classe, questo era Stéphane Chapuisat

Il Borussia Dortmund è squadra solida ed esperta, allenata dall’ottimo Ottmar Hitzfeld. Molti suoi giocatori sono ex della Serie A, spesso sbolognati come brocchi o cotti. In porta il buon Stefan Klos, davanti una difesa a tre imperniata su Matthias Sammer (ex-Inter), con ai fianchi il baffuto Jürgen Kohler (ex-Juve) e Martin Kree come coppia di stopper. Sugli esterni a spingere Stefan Reuter (ex-Juve) a destra, e Jörg Heinrich a sinistra. In mezzo, in mediana, lo scozzese Paul Lambert, in regia Paulo Sousa e come trequartista Andreas Möller, gli ultimi due altri ex-Juve. La coppia offensiva è formata dallo svizzero Stéphane Chapuisat e da Karl-Heinz Rieddle (ex-Lazio).
La Juventus è cambiata dall’anno prima. In porta Peruzzi. In difesa Sergio Porrini a destra, Ferrara in mezzo con Paulo Montero, a sinistra Mark Iuliano. A centrocampo Deschamps davanti alla difesa, con Angelo Di Livio e Jugović mezzali, e Zinedine Zidane sulla trequarti, in un rombo. Di punta la coppia Bobo Vieri e Alan Bokšić. Un po’ a sorpresa Lippi lascia in panchina Torricelli (al suo posto un centrale adattato) e Del Piero.
La partenza vede subito i bianconeri reclamare un netto rigore su Jugović, ma senza ottenere nulla. Il Borussia appare più in palla, mentre la Juventus pare imballata. Poco prima della mezz’ora errore della difesa, e Rieddle trafigge un Peruzzi non in serata. Chapuisat mette in scacco la difesa bianconera con dribbling taglienti come rasoi. Solo cinque minuti dopo la sua rete, Rieddle raddoppia, mettendo un macigno sulla partita. Nella ripresa Lippi, tardivamente mette in campo Del Piero, che segna una rete meravigliosa di tacco, riaprendo la partita. Che viene chiusa da un altro talento entrato dalla panchina. Lars Ricken entra al 70’ e dopo meno di due minuti scavalca un Peruzzi distratto chiudendo la partita. La Juventus esce sconfitta da una squadra ben più che degna della vittoria, ma non superiore.
Per il Borussia Dortmund è la prima Champions League.

FINALE 1997
BORUSSIA DORTMUND – JUVENTUS 3-1 (Monaco di Baviera, Olympiastadion, 28/5/1997)
Borussia Dortmund: Klos, Reuter, Heinrich, Sammer, Kohler, Kree, Lambert, Paulo Sousa, Rieddle, Möller, Chapuisat. All.re: Ottmar Hitzfeld.
Juventus: Peruzzi, Porrini (dal 46’ Del Piero), Iuliano, Deschamps, Ferrara, Montero, Di Livio, Jugović, Bokšić, Zidane, Vieri. All.re: Marcello Lippi.
Arbitro: Sándor Puhl (Ungheria)
Marcatori: 29’ e 34’ Rieddle (BD), 65’ Del Piero (J), 71’ Ricken (BD)

Figura 9 Karl-Heinz Riedle punta di diamante del Borussia Dortmund

FOCUS: KARL-HEINZ RIEDDLE
Quando Karl-Heinz Rieddle, arriva al Borussia Dortmund nell’estate del 1993, pur avendo solo 28 anni, era considerato “bollito” in Italia, dove giocava.
Dopo aver giocato a Berlino, si accasa al Werder Brema. Nel 1990 passa alla Lazio, che in lui vede il profilo ideale per un salto di qualità. Tacciato solo come un centravanti grosso e forte solo di testa, in realtà era un signor attaccante. Certo il fisico e il gioco aereo erano la specialità della casa, ma era dotato di una tecnica più che discreta, bravo nel gioco di sponda e anche di piede. Pur segnando trenta reti, a Roma preferiscono non confermarlo, e così arriva al Borussia Dortmund. Col guizzante Chapuisat forma una coppia gol perfetta. Qualche acciacco lo porta spesso in panchina, ma quando entra è decisivo. A Monaco di Baviera gioca dall’inizio, e i suoi due gol indirizzano quella finale in maniera irrimediabile. Subito dopo la finale prova l’avventura inglese. Due anni al Liverpool e uno ad Fulham, non indimenticabili, prima del ritiro.
Con la nazionale tedesca vince il Mondiale di Italia 90, come principale ricambio per le punte.

CLASSIFICA MARCATORI

> 5 RETI
Milinko Pantić (Atletico Madrid)
> 4 RETI
Karl Heinz Rieddle (Borussia Dortmund)
Lars Ricken (Borussia Dortmund)
Alessandro Del Piero (Juventus)
Alen Bokšić (Juventus)
Diego Simeone (Atletico Madrid)
Mario Jardel (Porto)
Artur (Porto)
Marco Simone (Milan)

Redazione

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