Storia della Champions League: il Benfica succede al Real Madrid (1958-1961)

Storia della Champions League: il Benfica succede al Real Madrid (1958-1961)

di Mark Menozzi

Dopo soli tre anni la Coppa dei Campioni si è già affermata. Folle oceaniche accorrono nei vari stadi di Europa, per vedere le stelle straniere, spesso sconosciute. Il Real Madrid ha vinto le prime tre edizioni, e ha cementato la sua leggenda di imbattibilità. In particolare il suo stadio è considerato una fortezza inespugnabile.

1958-59 REAL MADRID

Figura 1 Il vecchio Neckarstadion di Stoccarda, teatro della finale 1959

Per la quarta edizione della Coppa dei Campioni erano invitate ventotto squadre. Di queste venticinque erano campioni nazionali, a cui aggiungere il Real Madrid detentore, l’Atletico Madrid, secondo nella Liga, e il Manchester United, che pur non qualificato, fu formalmente invitato, ma declinò l’offerta.

Il primo turno non fu esente da sorprese. Una in particolare fu clamorosa.
Lo Stade de Reims, finalista della prima edizione, si qualificò. L’Atletico passeggiò col Drumcondra Dublino, con un 13-1 complessivo. Si qualificarono anche Standard Liegi, Dukla Praga, IFK Göteborg, Schalke 04, MTK Budapest e Sporting Lisbona. Lo Young Boys di Berna passò senza giocare, per il ritiro dello United.
Avrebbe dovuto giocarsi Olympiakos Pireo contro Besiktas Istanbul, ma la pesante tensione fra Grecia e Turchia rese impossibile la sfida. L’Olympiakos si ritirò e i turchi passarono.
La Juventus esordì in Coppa dei Campioni contro gli austriaci del Wiener Sportklub. La gara d’andata fu decisa da una tripletta di Omar Sivori, fuoriclasse argentino dei bianconeri. Il gol della bandiera di Horak non fu visto come temibile. La trasferta a Vienna fu affrontata dagli juventini come una semplice formalità. Ma gli austriaci attaccarrano a tutto spiano una difesa molle. Terminò 7-0 per il Wiener. Ancora oggi la più pesante sconfitta europea per la Juventus… il rapporto di amore e odio dei bianconeri con la Coppa dei Campioni, era appena all’inizio.

Nel secondo turno fece il suo trionfale ingresso il Real Madrid. Con lui esordirono anche gli inglesi del Wolverhampton Wanderers, da cui tutto era cominciato, ormai più di cinque anni prima.
Ai blancos si era unito un altro fuoriclasse, Ferenc Puskás. Il fenomeno ungherese era stato assoldato da Bernabeu non appena scaduta la squalifica comminatagli dalla UEFA per aver lasciato club e nazione senza permesso. Appariva grasso, demotivato e fuori forma. Si pensò ad un pacchiano errore, ma non fu così.
Il Madrid fece fuori il Besiktas senza brillare. L’Atletico fu costretto allo spareggio dal CDNA Sofia, che vinse solo ai supplementari. A sorpresa lo Young Boys fece fuori lo MTK, e ugualmente sorprendente fu la vittoria dello Schalke 04 sul Wolverhampton, ormai non più i “più forti del mondo”. Lo Stade de Reims fece fuori lo HPS Helsinki con un 7-0 complessivo. Il Wieiner passò l’ostacolo Dukla Praga. Si qualificarono anche Standard Liegi e Wismut.

I quarti videro il Real Madrid distruggere gli austriaci. Dopo un eroico 0-0 in casa, i viennesi crollarono a Madrid, dove i blancos vinsero 7-1, con un poker di Di Stefano.
Lo Stade de Reims ribaltò lo 0-2 di Liegi, vincendo 3-0 in casa, con una doppietta decisiva del bomber Fontaine.
L’Atletico Madrid, con un attacco forte di stelle come Peirò e Vava, passo senza sforzo l’ostacolo chiamato Shalke 04.
La sorpresa fu la qualificazione dello Young Boys, che eliminò il Wismut allo spareggio.

Le semifinali videro gli svizzeri giocare un altro scherzetto. Nell’andata a Berna, batterono lo Stade de Reims 1-0, con un gol di Meier. Nel ritorno in Francia però, un rotondo 3-0, sancì il passaggio dei transalpini.
L’altra semifinale era quindi il derby di Madrid. Nella gara di andata al Chamartin, i gol di Rial e Puskás, misero in chiaro chi fosse il più forte. Ma la marcatura di Chuzo, tenne aperta la sfida. Nel ritorno in casa sua, l’Atletico giocò una sfida gagliarda e si impose con un gol di Collar. Si andò quindi allo spareggio, giocato a Saragozza. A decidere la sfida la premiata coppia Di Stefano e Puskás, che ormai avevano trovato un’intesa perfetta. Inutile il gol, ancora, di Collar, se non per le statistiche.

La finale ebbe luogo a Stoccarda, il 3 di giugno del 1959.
Era di nuovo Real Madrid contro Stade de Reims, come nella prima edizione. Ma in confronto a tre anni prima, i francesi erano forti di nuovi fuoriclasse offensivi come Piantonì e Vincent, ma soprattutto di Just Fontaine. Il centravanti di origini marocchine, aveva vinto un anno prima la classifica marcatori del Mondiale in Svezia, segnando ben 13 reti! Record ad oggi imbattuto. E anche in quella edizione della Coppa dei Campioni era in testa alla classifica marcatori, con dieci segnature.

Figura 2 Il micidiale attaccante francese Just Fontaine

Oltretutto il Real Madrid era privo di Puskás, che non aveva affrontato la trasferta in Germania. Fu sostituito da Mateos. Sulla carta quindi la sfida era aperta. Ma dopo soli due minuti, proprio Mateos si infilò in area e fulminò il portiere transalpino Colonna. Il Madrid prese il controllo della partita, ed ebbe l’occasione di chiuderla, quando ancora Mateos si procurò un calcio di rigore. Il rigorista sarebbe stato Di Stefano, che però cedette l’onore a Mateos, che si fece parare il tiro dal dischetto.
Ma Alfredo Di Stefano era Alfredo di Stefano, e al 47’ segnò il 2-0 che di fatto chiuse la partita.
Il Real Madrid era, per la quarta volta di fila, Campione d’Europa.

FINALE 1959
REAL MADRID – STADE DE REIMS 2-0 (Stoccarda, Nackarstadion, 3/6/1959)
Real Madrid: Dominguez, Marquitos, Zarraga, Santisteban, Santamaria, Ruiz, Kopa, Mateos, Di Stefano, Rial, Gento. All.re: Carniglia
Stade de Reims: Colonna, Rodzik, Giraudo, Penverne, Jonquet, Leblond, Lamartine, Bliard, Fontaine, Piantonì, Vincent. All.re: Batteux
Arbitro: Dusch (FRG)
Marcatori: 2’ Mateos, 47’ Di Stefano

Figura 3 José Santamaria perno della difesa del Real Madrid

FOCUS: JOSÉ SANTAMARIA
Guerriero uruguaiano del Real Madrid, José Emilio Santamaria Iglesias, aveva ereditato la maglia n. 5 della Celeste dal mitico Obdulio Varela. Centromediano di vecchia scuola, era però un giocatore moderno nel gioco difensivo, che lustrava con ottime doti di palleggio. Arrivato al Real Madrid nel 1957, vi giocò per quasi un decennio, divenendo da subito il perno della retroguardia.

CLASSIFICA MARCATORI

> 10 RETI
Just Fontaine (Stade de Reims)
> 8 RETI
Vava (Atletico Madrid)

> 6 RETI
Alfredo Di Stefano (Real Madrid), Joaquín Peirò (Atletico Madrid)

1959-1960 REAL MADRID

La quinta edizione della Coppa dei Campioni iniziò con una frase che riecheggiò in tutta Europa: “detronizzare il Real Madrid”! I quattro successi consecutivi hanno fatto stampare un mirino sulle schiene di Di Stefano e compagni. Eliminarli diventa un imperativo, e chi ci può riuscire viene identificato soprattutto in due squadre, Milan e Barcellona. I rossoneri avevano dimostrato di poter mettere in difficoltà i blancos e i blaugrana sono da sempre i loro rivali storici.
Ventisette le squadre presenti.

Dal primo turno sono esentate Real Madrid, Young Boys Berna, Stella Rossa Belgrado, BK 1909 Odense e Sparta Rotterdam.
La favorite passano. Il Milan supera l’Olympiakos con una tripletta di Danova a San Siro. Il Barcellona polverizza 6-2 il CDNA Sofia al ritorno. Passano anche Wolverhampton Wanderers e Nizza, per Inghilterra e Francia. A completare il quadro, Rangers Glasgow, IFK Göteborg, il Wiener Sportklub e il Fenerbahçe. La sopresa è rappresentata dallo Jeunesse Esch, che smette l’abito della modesttia e si qualifica battendo 5-0 in casa il Lódź.

Al secondo turno i lussemburghesi incontrano il Real Madrid. Ne esce un 12-2 complessivo che non lascia dubbi.
Vanno avanti i Wolves che eliminano la Stella Rossa al termine di due sfide emozionanti, i Rangers, lo Sparta Rotterdam, il Nizza, l’Eintracht di Francoforte e il Wiener si qualificano.
Ma la sfida più attesa è Milan contro Barcellona. Le due grandi rivali del Madrid contro. All’andata a San Siro le reti di Verges e “Luisito” Suarez (futuro interista) mettono in discesa la sfida di ritorno per il Barcellona. Il Milan ci crede alla rimonta, ma il risultato è impietoso, 5-1 per il Barcellona, con tripletta del fuoriclasse “Ladislao” Kubala.

 

Figura 4 Il fuoriclasse del Barcelloona Ladislav “Ladislao” Kubala

I quarti vedono un Barcellona lanciatissimo. 4-0 ai Wolves in casa, e poi un secco 5-2 in Inghilterra.
Equilibrata Rangers Glasgow contro Sparta Rotterdam. Gli scozzesi vincono 3-2 l’andata in Olanda, ma al ritorno un gol di Van Ede li manda allo spareggio. A Londra un emozionante 3-2 spedisce gli scozzesi protestanti in semifinale.
L’Eintrach, poco considerato, supera di misura i “cugini” austriaci del Wiener Sportklub. Decisivo un gol di Stein in Austria.
Il Real Madrid perde a sopresa a Nizza all’andata, ma al ritorno in casa, schianta i francesi per 4-0, e accede alla semifinale.

Il sorteggio si diverte a giocare scherzi, Real Madrid e Barcellona sono messe di fronte.
La sfida è considerata apertessima. Il Barcellona è forte del giramondo Kubala, ungherese di origine, considerato uno dei pochi alla pari con Di Stefano. Luis Suarez dirige la squadra con piglio sicuro. Kocsis e Czibor, altri esuli ungheresi, ex compagni di Puskás rendono i blaugrana temibilissimi. Ma il Real Madrid fa valere la sua esperienza. Un doppio 3-1 rende la sfida senza storia. I vecchi draghi non si arrendono! Complessivamente tre gol di Puskás, due di Di Stefano e una stoccata di Gento, fanno la differenza.
L’Eintracht Francoforte nell’altra semifinale “scherza” coi Rangers. 6-1 in casa e 6-3 in trasferta.

La finale si gioca a Glasgow, nel maestoso Hampden Park, il 18 maggio del 1960.
Sulla carta non c’è storia. I tedeschi hanno mostrato un bel gioco offensivo, ma non hanno stelle in rosa. Il Real è pieno di fuoriclasse, a cui si sono aggiunti Canario e Del Sol.

Figura 5 Le due finaliste entrano in campo

L’inizio però è sorprendente. L’Eintracht con la leggerezza di chi non ha nulla da perdere, attacca a tutto spiano. Al 10’ Richard Kreß segna. Il Madrid stupefatto da contanto affronto, pare non riuscire a reagire… Ma i fuoriclasse sono dalla sua parte! Di Stefano pareggia al 27’ e dopo soli tre minuti raddoppia. Ristabilito il vantaggio, il Madrid si quieta e va al riposo. All’inizio della ripresa si scatena, e con la squadra Puskás, che al primo segna e si ripete dieci minuti dopo su rigore e poi al 60’. Sul 5-1 il Real non si ferma. Al 71’ Puskás segna la sua quaterna, poi al 72’ e al 74’ Stein fa doppietta per l’Eintracht. Di Stefano mette il sigillo finale al 75’. Quattro reti in altrettanti minuti. Dieci complessive. Il Real Madrid vince 7-3, con una dimostrazione di calcio inarrivabile.
Si pone su un piedistallo, da cui nessuno potrà mai tirarlo giù. Ferenc Puskás fa quattro gol in una finale di Coppa dei Campioni, altro record probabilmente imbattibile.
Per il Real Madrid sono cinque su cinque.

FINALE 1960
REAL MADRID – EINTRACHT FRANCOFORTE 7-3 (Glasgow, Hampden Park, 18/5/1960)
Real Madrid: Dominguez, Marquitos, Pachin, Vidal, Santamaria, Zarraga, Canario, Del Sol, Di Stefano, Puskás, Gento. All.re: Munoz
Eintracht Francoforte: Loy, Lutz, Höfer, Weilbächer, Eigenbrodt, Stinka, Kreß, Lindner, Stein, Pfaff, Meier. All.re: Swald
Arbitro: Mowatt (Scozia)
Marcatori: 10’ Kreß (E), 27’ e 30’ Di Stefano (R), 46’, 56’ su rigore, 60’ e 71’ Puskás (R), 72’ e 74’ Stein (E), 75’ Di Stefano (R)

 

 

Figura 6 Ferenc Puskás con la maglia del Real Madrid

FOCUS: FERENC PUSKÁS
Quando nel 1957 arrivò al Real Madrid, era dato per finito. Ferenc Puskás aveva già scritto la storia del calcio, con le maglie della Honved e della Grande Ungheria degli anni 50. Dotato di quello che è il più grande sinistro della storia del calcio, l’ungherese è stato un fioriclasse epocale. Come passaggio, dribblinng, visione di gioco e tiro, è ai primissimi posti all time, difettava solo nel gioco aereo. Mezzala offensiva ha segnato caterve di reti per tutta la carriera.
Ma a 31 al suo arrivo a Madrid, destò molte perplessità. Sciocchezze. Negli otto anni in Spagna, ha segnato 242 reti!
Uno dei più grandi giocatori di ogni epoca.

CLASSIFICA MARCATORI
> 12 RETI
Ferenc Puskás (Real Madrid)

> 8 RETI
Alfredo Di Stefano (Real Madrid)

> 7 RETI
László “Ladislao” Kubala (Barcellona)

1960-1961 BENFICA

Sesta edizione al via, e nuovo decennio all’inizio. Il dominio del Real Madrid è inscalfibile. La finale di Glasgow pare aver dimostrato una superiorità ancora netta, ma il tempo passa inesorabile anche per i campioni. La sfida arriva ancora dal Barcellona. L’Italia è rapprensentata dalla Juventus, che dopo la figuraccia di due anni prima, parte decisa a disputare una buona Coppa dei Campioni, puntando alla finale.

Al primo turno come sempre non partecipano alcune squadre, come i detentori del Real Madrid.
Sorprese quasi inesistenti. Ma quel “quasi” è il problema… Barcellona facile sul Lierse, e i due volte finalisti dello Stade de Reims superano facilmente lo Jeunesse d’Esch. L’Újpest elimina la Stella Rossa, mentre i norvegesi del Fredrikstad fanno fuori l’Ajax. Si qualificano anche Aarhus, Malmö, Young Boys e Benfica. I portoghesi eliminano gli scozzesi dello Heart of Midlothian, mettendo in mostra un buon gioco. Il Wismut e i cecoslovacchi dello Spartak Hradec Králove passano per le rinunce di Steaua Bucarest e Glenavon.
La Juventus esordisce con un bel 2-0 al CSKA Sofia, con reti di Lojodice e Sivori. Al ritorno in Bulgaria l’esterno offensivo Nicolé segna, ma le reti di Rakarov, Zanev, Panayotov e Kovatchev, fissano il 4-1 per il CSKA Sofia. Seconda partecipazione per la Juventus, e seconda eliminazione al primo turno, contro avversari non irresistibili.

Figura 7 Nonostante i suoi campioni il Real Madrid esce questa volta

Il secondo turno vede entrare in scena, tra gli altri, Real Madrid, gli inglesi del Burnley e i tedeschi occidentali dell’Amburgo SV.
Il Benfica elimina l’Újpest Dósza, con una notevole prova di forza, vincendo a Lisbona 6-2.
Il Burnley passa di misura sullo Stade de Reims, mentre l’Amburgo SV con un rotondo 5-0 in svizzera estromette lo Young Boys. Si mette in luce negli anseatici l’attaccante Uwe Seeler.
Ci vuole lo spareggio al Rapid Vienna per far fuori il Wismut. La bella è decisa da un gol di Flögel.
L’Aarhus elimina il Fredrikstad in un “derby” scandinavo, mentre lo Spartak Králove fa fuori il Panathinaikos in due sfide equilibratissime con una rete di Sonka.
Il Malmö estromette il CSKA Sofia, che si dimostra battibilissimo, alimentando i rimpianti dei bianconeri.
L’ultimo match è Real Madrid contro Barcellona. La replica della semifinale dell’anno prima. Che acqua sia passata sotto i ponti in quei mesi, si intuisce all’andata. A Madrid i blaugrana giocano una partita gagliarda. 2-2 con doppietta di Suarez. Al ritorno il Madrid è favorito comunque, e lo dimostra Di Stefano che segna l’ennesimo gol. Ma le reti di Pachin ed Evaristo fanno vincere il Barcellona 2-1! Dopo cinque anni, la corsa del Real Madrid in Coppa dei Campioni si ferma.
Ora sono definitivamente entrati nel mito.

I quarti, senza più i dittatori in maglia bianca, appaiono aperti e freschi. Il Barcellona – dal petto gonfio per cotanto scalpo – è il favorito per succedere al Real Madrid.
Ai quarti si sbarazza dello Spartak H. Kralove, 4-0 in casa e placido 1-1 in Cecoslovacchia.
Il Benfica infligge ai danesi dell’Aarhus un 7-2 in aggregato, fra andata e ritorno. Partiti un po’ a fari spenti, i portoghesi stanno salendo di considerazione. Hanno una squadra frizzante, forte in attacco e dai valori tecnici non indifferenti.
Il Rapid Vienna elimina il Malmö con un doppio 2-0.


Figura 8 Uwe Seeler, il suo Amburgo arrivò alla semifinale

La sfida più sfiziosa è quella anglo-tedesca fra Burnley e Amburgo. In Inghilterra all’andata 3-1 per i padroni di casa. Nel ritorno ad Amburgo i tedeschi attaccano a tutto spiano. Un gol di Harris sembra chiudere la contesa per gli inglesi, ma Stürmer, due volte Seeler, e Dörfel, scolpiscono un 4-1 che vuol dire semifinale.

Semifinali.
Il Benfica, attestatosi su un ottimo livello di gioco, fa fuori gli austriaci del Rapid Vienna.
Un lanciatissimo Barcellona, trova nell’Amburgo un’ostacolo assai più duro del previsto. In casa vince 1-0 con una rete del brasiliano Evaristo. Ma al ritorno nonostante la rete di Testina d’Oro Sandor Kocsis, le reti di Kurbjun e Seeler, danno la vittoria ai tedeschi. Si va allo spareggio. A Bruxelles gara in bilico, decisa – come all’andata – da una stoccata di Evaristo.

Il 31 maggio del 1961, va in scena la finale della sesta Coppa dei Campioni. Il teatro è a Berna in Svizzera, allo Stadio Wankdorf, che sette anni prima ospitò la storica finale dei Mondiali del 1954, fra Germania Ovest e Ungheria. Allora la Squadra d’Oro ungherese era straforita, ma perse 3-2. In campo per il Barcellona ci sono Kocsis e Czibor, che quella partita la giocarono. E la persero.
Il Barcellona non è così favorito, ma ha i favori del pronostico. La squadra godeva della regia di Suarez, con un Kubala che stillava classe. Particolare la sua storia. Fuggito dall’Ungheria, giocò un poco in Cecoslovacchia, prima di migrare a Barcellona, dove stillò classe per anni. Evaristo è il riferimento in attacco, con Kocsis sempre temibilissimo, e Czibor è elemento tattico imprescindibile.
Il Benfica alla vigilia del torneo godeva di poche, o nessune credenziali. Il calcio portoghese fino a quel momento aveva ottenuto qualche risultato solo nella Coppa Latina.
Quella versione delle Aquile di Lisbona era però fenomenale. Abbastanza solida dietro, con Neto e Germano, era fortissima davanti. L’esperto Águas – nato in Angola – era il riferimento davanti, e capocannoniere con 10 reti. A sostenerlo i due centrocampisti spiccatamente offensivi, José Augusto e Joaquim Santana, angolano. Al suo fianco il duttile Domiciano Cavém, che poteva giostrare da centrocampista come da attaccante, un campione. E il tutto diretto dalla classe di Coluna.
Davanti a soli 26.732 spettatori (minor affluenza di sempre nella storia delle finali di Coppa dei Campioni, più di centomila in meno dell’anno prima…) si dipana una sfida avvincente.

Figura 9 Il grande Sandor Kocsis autore del primo gol della finale

Dopo venti minuti Kocsis porta in vantaggio i favoriti. La partita mostra un elevato tasso tecnico. Il Barcellona pare averne il controllo, ma poco alla volta il Benfica sale di rendimento, con un gioco solo apparentemente lento, il suo palleggio prende possesso della gara. Al 30’ Águas pareggia, segnando il gol numero undici della sua Coppa dei Campioni. Passa solo un minuto, e su un cross innocuo pasticciano Gensana e Ramallets… autogol, e Benfica avanti! Il palleggio dei lusitani ora in vantaggio è efficacissimo, e all’inizio della ripresa Coluna dal limite dell’area fa 3-1. Il gol di Czibor ad un quarto d’ora dalla fine servì solo a fissare il risultato.
Il Benfica vince la sesta edizione della Coppa dei Campioni, la sua prima vittoria.
Sono loro i successori del Real Madrid.

FINALE 1961
BENFICA – BARCELLONA 3-2 (Berna, Wankdorf Stadion, 31/5/1961)
Benfica: Costa Pereira, Joao, Angelo, Neto, Germano, Cruz, José Augusto, Santana, Aguas, Coluna, Cavem. All.re: Guttmann.
Barcellona: Ramallets, Foncho, Gracia, Verges, Garay, Gensana, Kubala, Kocsis, Evaristo, Suarez, Czibor. All.re: Orizaola
Arbitro: Dienst (Svizzera)
Marcatori: 20’ Kocsis (Ba), 30’ Aguas (Be), 31’ Ramallets autogol (Be), 54’ Coluna (Be), 75’ Czibor (Ba)

Figura 10 Coluna il leader tecnico di quel Benfica

FOCUS: MÁRIO COLUNA
Centrocampista dal baffetto, Mário Esteves Coluna, era il fuoriclasse del Benfica vincitore della sua prima Coppa dei Campioni. Nato come attaccante, era stato spostato da Guttmann, tecnico ungherese delle Aquile, a centrocampo. Potendo ricoprire ogni ruolo, dominava le partite, dall’alto di una tecnica sublime, e di una notevole resistenza. Solo apparentemente lento, aveva un mancino micidiale, che gli valse molti gol. La sua carriera è legata solo a Benfica e Nazionale del Portogallo.
Uno dei più forti centrocampisti di ogni epoca.

CLASSIFICA MARCATORI
> 11 RETI
José Águas (Benfica)

> 6 RETI
José Augusto (Benfica), Evaristo (Barcellona)

> 5 RETI
Uwe Seeler (Amburgo SV)

Redazione

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