Il romanzo del giovane Piątek

Il romanzo del giovane Piątek

Dove vanno a finire i gol una volta che lasciano San Siro? Svernano a Berlino?

Krzysztof Piątek, molto probabilmente si è trattato di un equivoco, a partire dal nome, c’è chi lo chiamava Piatek e chi Piontek, avvicinandosi alla pronuncia polacca. Arrivato in sordina, esploso nel Genoa è stato dirottato al Milan, mezzo successo, mezzo flop, ma il calcio italiano si troverà nuovamente di fronte quello che potrebbe essere l’erede di Lewandowoski in Bundesliga.

I nostri lettori lo sanno, noi siamo sempre sul pezzo…scherzo, qui si parla di calcio sedimentato, non a effetto, quindi ora vogliamo dedicarci al romanzo di Krzysztof Piątek, che verrà pubblicato a puntate, sperando che sia di vostro interesse perché la storia di Krysztof è una storia universale che parte da un paesino della provincia polacca….

Il romanzo del giovane Piątek

Piątek, finora, è stato il quarto giocatore polacco tesserato dal Milan e, forse i rossoneri ci penseranno un po’ prima di acquistarne un altro ora, ma questa è un’altra storia. L’attaccante dell’Herta di Berlino fu l’unico polacco ad aver giocato una partita ufficiale con la maglia rossonera. Prima di lui il club aveva tesserato Michal Miskiewicz, Przemyslaw Bargiel e Bartosz Salamon, ma nessuno di loro era mai riuscito a giocare una gara ufficiale. In realtà bisogna dire che Salamon fu addirittura convocato ma non riuscì a debuttare sul campo.

Il padre di Piątek era un calciatore, uno sportivo, non di successo come il figlio, ma la sua figura è stata sicuramente fondamentale per la carriera del Pistolero, visto che già in tenera età l’ha educato alla preparazione sportiva, lo ha instradato e gli ha fornito diversi consigli,. Tutt’ora al telefono quando si sentono dopo una partita Aleksander Piątek ama ripetere al figlio: “Buona partita? Potevi giocare meglio”, frase che negli ultimi periodi milanesi avrà ripetuto, purtroppo più volte, ma il realtà il padre conosce molto bene il potenziale del figlio. Già dai primi esordi era solito spronarlo: “Andiamo al campo”, “Andiamo al parco”, “Andiamo a correre”, “Andiamo a nuotare”; in questo modo esortava il piccolo Krysziek a fare attività fisica, cosa che non gli dispiaceva affatto perché lestamente andava a prendere le scarpette o il costume per seguire la volontà del padre.

Uno dei segreti di Krzysztof Piątek è proprio la coordinazione, a detta del padre, frutto di quei venerdì trascorsi nella piscina cittadina, a nuotare insieme, ogni venerdì per almeno due ore. Ora quell’impianto purtroppo è in disuso e abbandonato e non può formare nuovi campioni.

Aleksander aveva intuito che il figlio aveva un grande sogno, quello di diventare un calciatore professionista, ma sapeva molto bene che per raggiungere l’ obiettivo era necessario un grande spirito di sacrificio e così cercò di infondergli disciplina, abnegazione, senso del dovere e spirito di sacrificio. Un’altra tra le figure più importanti nello sviluppo della carriera da calciatore del giovane Krzysztof fu Wieslaw Pisarski, ex calciatore e allenatore delle giovanili del Dzierzoniowie. Ma alla fine “La cosa più importante è quel che dice papà”.

Niemcza, paese natale di Krzysztof è un piccolo paese che dista una cinquantina di chilometri circa da Breslavia. La casa della famiglia Piątek sta ancora li, proprio nel cuore di quella tranquilla cittadina polacca. Di solito i ragazzini del luogo si riunivano a giocare in piazza; avevano sempre due palloni, nel caso uno fosse andato perduto o sequestrato dopo aver fatto arrabbiare qualcuno per una pallonata tirata male.

Quando giocavano in piazza, tra tutti quei ragazzini spiccava la figura di un biondino coi capelli corti che invitava gli altri a far attenzione alle macchine per non perdere i palloni. Ovviamente stiamo parlando dell’ultimo numero 9 del Milan che all’epoca rincorreva un pallone in un parchetto, vicino alla chiesa di Niemcza, dove, quando pioveva, diventata tutto un macello, ma questo non era sicuramente l’aspetto peggiore visto che il pallone, se calciato maldestramente, poteva finire nel fiume che passa lì vicino.

A Niemcza, in fondo alla via dedicata allo scrittore premio Nobel Sienkiewicz c’è lo stadio del locale Ks Niemcza. Definirlo stadio è forse un po’ esagerato ma la gente del luogo è molto orgogliosa di quel campo Lì, nascosto dietro un porta di metallo. A quel tempo, una volta aperta la porta, trovavi dei ragazzi correre sul prato verde agli ordini del papà di Krzysztof che ricopriva il ruolo di “allenatore”, quando però non è via per lavoro, all’estero, cosa che in realtà avveniva abbastanza spesso. I ragazzi giocavano più che allenarsi ma Krzysztof seguiva sempre le istruzioni che gli venivano fornite dal padre prima delle sfide col pallone. Le partite non finivano mai, potevano due o tre ore, così la madre Jadwiga preparava i panini per tutti.

In camera sua aveva appeso il poster di Henry con la maglia dell’Arsenal e di Cristiano Ronaldo del Manchester United ma il piccolo Krzysztof desiderava avere anche la maglia di Ronaldo, all’epoca al Real e sperava che il padre gliela portasse da una delle sue frequenti trasferte di lavoro all’estero. Il più giovane della famiglia Piątek pensava da profeta novello che: “Henry e Ronaldo (Nazario), finiranno la carriera presto, mentre Cristiano era tutta un’altra cosa. Lui sì che giocherà ancora a lungo” e forse sognava già di incrociare sul campo uno dei suoi idoli.

Gli spostamenti del giovane Piątek

Niemcza – Dzierzoniow 20 km

Dzierzomiow- Lubin 100 km

Lubin – Krakow 360 km

Krakow Genova 1450 km

Fabio Izzo

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