Il pallone di John Allen Chau, l’ultimo missionario

Il pallone di John Allen Chau, l’ultimo missionario

Questa è la storia triste di John Allen Chau, giovane esploratore e missionario americano che ci ha lasciato troppo presto, cercando di convertire degli indigeni con la fede, un paio di forbici e sì, un pallone da calcio, altrimenti non ne parleremo qui.

Per noi che siamo cresciuti a pane e calcio, guardando le avventure di Holly & Benji, ora tornato a essere Captain Tsubasa, in cui tutto ha inizio con un pallone da calcio che salva letteralmente la vita in un incidente d’auto al protagonista, credere che tale dono possa essere stato ricusato è un colpo al cuore che si aggiunge alla triste vicenda.

I Darwin Awards etichettano il tutto sotto l’irriverente capitolo intitolato la posizione del missionario: il giovane americano fu colpito mortalmente da una freccia scoccata da una delle tribù più isolate del pianeta. In molti faticano a capire lo slancio di passione che ha portato John Allen Chau sull’inaccessibile isola di North Sentinel, nel golfo del Bengala, per avvicinare ed evangelizzare gli indigeni locali che vi vivono da 60 mila anni e rifiutano tuttora qualsiasi contatto con l’esterno. Chau per raggiungere l’inaccessibile sola avrebbe corrotto sei pescatori per farcisi portare, in modo da poter offrire alla tribù dei doni: Gesù, del pesce, un paio di forbici e un pallone da calcio. Chau ha remato poi solitario verso l’isola in kayak ed è stato immediatamente “attaccato da frecce” ma incurante del pericolo ha proseguito il suo cammino. I pescatori da lontano hanno poi visto gli indigeni “annodargli una corda al collo e trascinarlo lungo la riva”. Sembra chiaro che in questo modo stavano chiaramente rifiutando i suoi doni. La tribù, una delle più isolate al mondo, ha adottato un approccio ben documentato, con tolleranza zero nei confronti dei visitatori, in uso dal 1800 cioè da quando un’occupazione britannica li ha quasi spazzati via. A questo punto non sorprende troppo che i resti del missionario e il suo pallone da calcio non siano mai stati recuperati.

Chau è nato in Alabama ma crebbe a Vancouver. Da bambino fu consumato da due passioni che si intrecciavano sempre più: l’avventura all’aperto e Gesù Cristo e, forse il calcio. Sembra inevitabile che la personalità di Chau – timorata di Dio, amante della vita all’aria aperta e ossessionata dal continuo spingersi agli estremi sarebbe, prima o poi, stata attratta dalla chiamate del missionario. Il suo primo incontro con il popolo dei sentinelesi avvenne durante il liceo, secondo il New York Times, quando ne apprese l’esistenza un database missionario, il Joshua Project. La notte del 14 novembre 2018, lui e alcuni pescatori che avevano accettato di aiutarlo partirono nell’oscurità per North Sentinel, evitando accuratamente le navi della guardia costiera.

La mattina seguente, il 15 novembre, i pescatori si rifiutarono di avvicinarsi ulteriormente all’isola, quindi Chau si spogliò e in costume remò in kayak fino alla riva. Lì vide una capanna e delle canoe. Mentre remava verso la spiaggia, diversi sentinelesi, con i volti dipinti di giallo, urlanti, uscirono di corsa per andargli incontro.

“Mi chiamo John”,gridò dal suo kayak.

“Vi amo, e Gesù vi ama.”

Quando gli isolani iniziarono a mettere mano ai loro archi e frecce, il giovane auto proclamatosi missionario fu preso dal panico. John gettò verso di loro alcuni pesci che aveva portato in dono, quindi, secondo il suo diario, “si voltò e remò come mai aveva fatto in vita sua”. In un secondo tentativo di approccio portò altri doni tra cui il pallone e una mezza dozzina di sentinelesi gli si avvicinò. John cercò di ascoltare e di comprendere quello che stavano dicendo. Ripeté a pappagallo i suoni che aveva precedentemente udito ma i sentinelesi scoppiarono a ridere. Probabilmente stavano dicendo parolacce o lo stavano insultandomi.

“Ho paura”, scrisse quella sera nel suo diario anche se “guardare il tramonto è bellissimo.” Una delle sue ultime annotazione riporta come quell’isola possa essere “l’ultima roccaforte di Satana, un posto dove nessuno ha sentito o addirittura avuto la possibilità di sentire il nome di Dio?” Dopo l’alba del 16 novembre, l’ultimo giorno in cui fu visto vivo, John Chau chiese ai pescatori di lasciarlo da solo sull’isola.

“Non possiamo semplicemente uscire impreparati. Dobbiamo sapere in cosa crediamo e perché ci crediamo”

In un breve messaggio pubblicato sull’account Instagram di Chau , la famiglia ha chiesto comprensione verso “un figlio, un fratello, uno zio e un migliore amico”, che “ha amato Dio e la vita, aiutando i bisognosi e che non aveva altro che amore per il popolo sentinelese ”.

Ciao John, che la terra ti sia lieve e sì, il pallone dovrebbe essere ancora lì, ma forse è stato bucato da qualche freccia.

Fabio Izzo

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